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Gli interessi anatocisti

Il comportamento delle banche e delle società finanziarie da sempre rappresenta l'estrinsecazione di un potere forte che agisce molto spesso in spregio alle norme del nostro ordinamento.
Il rapporto che intercorre fra la banca e il consumatore nasce di per sé con un assetto di forze asimmetrico dove l'istituto di credito, potere forte, impone le proprie regole e il consumatore accetta, il più delle volte inconsapevolmente, quanto proposto senza un minimo di preventiva reale contrattazione. Capita, spesse volte, specie in caso di inadempimento da parte del consumatore, che la somma richiesta dalla banca contenga in se interessi anatocisti. Si definisce anatocismo una particolare tecnica di calcolo degli interessi vietata dalle norme vigenti. Il divieto di questa pratica come principio generale è confermato in numerosi provvedimenti giudiziari in tutti i gradi di giudizio. L'anatocismo prevede che la capitalizzazione degli interessi su un determinato capitale siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi).
La pratica dell’anatocismo sul conto corrente, in forza dell'art. 1283 del Codice Civile è da sempre vietata, mentre, la dichiarazione della sua illegittimità, è stata emessa, per la prima volta, con la sentenza della Corte di Cassazione n. 2374 dell’anno 1999. Nel corso degli ultimi anni si sono succedute altre importantissime sentenze ne hanno ribadito l’assunto, e, tra queste ultime, le più rilevanti e definitive sono quelle emesse dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione il 4 novembre 2004, n. 21095, nella quale si afferma l’illegittimità, anche per il passato, degli addebiti bancari per anatocismo, nonché dalla famosa sentenza 24418 del 2 dicembre 2010.

Il divieto di capitalizzazione non opera nelle seguenti tre eccezioni:
A. Gli interessi scaduti “possono produrre ulteriori interessi dal giorno della domanda giudiziale”. E’ il caso in cui il giudice con proprio provvedimento (decreto ingiuntivo o sentenza) considera il debito scaduto comprensivo di interessi come somma unica, anche in quanto le sue due componenti, capitale ed interesse non sono stati pagati e su questa somma indistinta decide che potranno maturare ulteriori interessi senza che questi possano essere considerati come derivanti da “anatocismo”.
B. Per effetto di “convenzione posteriore alla loro scadenza”. Questo è il caso in cui un debito arrivato a scadenza non viene pagato dal debitore. In questo caso le parti possono convenire di rinegoziare il debito totale, capitale originario e relativi interessi maturati e non pagati come somma unica, concordando una nuova dilazione. La somma scaduta e comprensiva di interessi è considerata alla stregua di nuovo capitale sul quale calcolare gli interessi per la nuova ed ulteriore dilazione di pagamento. Anche in questo caso gli interessi non sono da considerarsi derivanti da anatocismo.

C. Terza eccezione “in mancanza di usi contrari”. Questa frase è stata interpretata dal sistema bancario nel senso che eventuali usi ed accordi potessero derogare alla norma imperativa, che prevede l’illiceità del calcolo degli interessi composti, al fine di capitalizzare gli interessi maturati ancorché pagati. Gli istituti di credito, a partire dal 1952, su iniziativa dell’ABI, hanno previsto nei contratti bancari la capitalizzazione degli interessi a favore della banca trimestralmente e quelli a favore del cliente solo annualmente. La sentenza sopra riportata del 1999 ha posto fine alla terza eccezione e la delibera CICR (Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio) del 9 febbraio 2000 è intervenuta sull’art, 120 comma 2 del testo unico bancario già modificato dal decreto legislativo n. 342/1999. La delibera introduce la parità di trattamento tra banca e correntista.

L’anatocismo, quindi, è un metodo di calcolo degli interessi per il quale gli interessi maturati secondo una certa periodicità, solitamente trimestrale, pattuita tra banca e cliente, sono essi stessi produttivi di altri interessi, cioè sono sommati al capitale dato in prestito (capitalizzati) in modo tale da contribuire (insieme al capitale) a maturare altri interessi nei periodi successivi. Questo metodo di calcolo favorisce la banca a discapito del cliente. Lo Studio Legale Morra, seguendo l'impostazione dettata dalla Suprema Corte, ha avviato delle cause civili presso i competenti Organi Giurisdizionali al fine di rendere giustizia alla cattiva ed illegale pratica di anatocismo perpetrata da banche, istituti di credito e società finanziarie. In particolare si è osservato come questi ultimi istituti, in caso di insolvenza da parte del cliente/consumatore, non esitino ad applicare ulteriori interessi calcolati in palese violazione del dettato normativo e giurisprudenziale.